VENTURA Il frantoio ipogeo di Ventura
Per un itinerario fuori porta, questa è una tappa particolarmente significativa sotto molti aspetti. Sul frantoio o trappeto di Ventura si possono fare osservazioni di carattere anzitutto archeo -industriale. Il trappeto è infatti stato eretto nel 1861 . Era munito di un impianto molitorio in pietra durissima proveniente della cava di Gianecchia, consistente in tre grosse ruote realizzate in dimensioni differenti per poter coprire in egual tempo i settori di diversa circonferenza dall’esterno verso l’interno
Dopo la molitura entrava in funzione la parte meccanica con l’intervento di due presse idrauliche, tuttora esistenti nel frantoio, che in 4, 6 ore di spremitura completavano la produzione di olio. Un olio non ancora puro che veniva raccolto e messo a riposo per 24 ore in tini di legno, in maniera che acqua, moria e scorie potessero decantare e separarsi dall’olio. Questo, così purificato, veniva poi trasportato in un recipiente fatto di pelle di capra.
Un’ osservazione poi, visitando il trappeto, va fatta riguardo al valore alimentare di questo prezioso alimento che , senza essere esaltato come un buon bicchiere di vino, ha da sempre impreziosito le pietanze mediterranee.
Ricco di trigliceridi, con effetto emulsionante, l’olio d’oliva favorisce la funzione biliare e quindi la digeribilità dei cibi,
rappresenta un fattore di protezione dello stomaco, ha un’azione positiva sul fegato e contro l’arteriosclerosi e
svolge un benefico effetto sull’apparato cardiocircolatorio.
E, a Locorotondo, di ottimi trappeti a carattere tradizionale ce ne sono ancora!
Fra ulivi, viti e piccoli orti familiari da Ventura è facile portarsi a TUTTULMO.
CHIESA DI TUTTULMO: sorge su un’ariosa altura poco distante dall’omonima Masseria. Ricorda con il suo nome una nobile famiglia di Martina, forse un don Francesco Paolo della dinastia secentesca degli Ulmo.
Come per sacra tradizione martinese la Chiesa era dedicata alla Madonna del Carmine. Il grazioso affresco che che decora la parete di fondo rappresenta una scena di vita di Sant’Agostino e, separata da una striscia di nuvole, nella parte alta della nicchia, è effigiata proprio una dolcissima Madonna del Carmelo.
Scendendo da Tuttulmo in direzione della Provinciale per Fasano (Nord-Est) si può percorrere una verde e popolata campagna fini ad incrociare la San Marco- Laureto nelle vicinanze delle Lamie Affascinate e di Marziolla.
LAMIE AFFASCINATE ; qui la favola dei tempi che furono racconta di una fanciulla, la bella Ninfa Olivia che , innamorata di un giovane pastore, si rifiutò all’amore di Giove. Ma questi, per nulla rassegnato, si rivolse ad una fattucchiera che preparò un filtro d’amore (un “affascino”, una magia, come la voce popolare, qui a Locorotondo, chiama ogni arcano influsso), che permise a Giove di avere, sia pure con l’inganno, la splendida Ninfa. Quando Giunone ebbe scoperto il tradimento, trasformò Olivia in un albero di ulivo che ancor oggi sembra levare le sue fronde, come fossero braccia femminili, verso il cielo, ad implorare inutilmente il ritorno dal suo amato pastore.
MARZIOLLA : poco distante,anzi, alle spalle della Lamie Affascinate vi è il piazzale di Marziolla, contrada nota per aver dato il nome al trullo più antico. Sul suo architrave si legge 1509 o 1599 e la diversa struttura architettonica rispetto a quella degli altri trulli della zona ne denota la differenza di età.
Da Marziolla si può tornare brevemente indietro verso San Marco per avviarsi ad un percorso successivo, che è quello dell’antico Acquedotto. Un percorso inedito in un paesaggio incontaminato, fra folti boschi di querce, con degli squarci aperti su di un dolce pendio che degrada
verso il CANALE DI PIRRO letto dell’antico fiume Cana e per questo ricco di terra fertile e generosa.
L’ACQUEDOTTO parte nei pressi della “fontanina del curvone” fra Lamie Affascinate e San Marco Basso, si snoda per 4 chilometri circa fino alla Coreggia, offrendo una carreggiata di alcuni metri da percorrere a piedi, in bici o in Mountain bike con una minima attrezzatura da escursione fatta di un leggero abito di cotone, cappello, scarponi leggeri e borraccia con acqua. Le finestre su un panorama fatto di masserie, vigneti, boschi e uliveti sono ideali soggetti per fotografie, video e tele che ricordino nelle fredde e convulse giornate invernali, l’avvolgente e quieta calura delle colline murgiane.
Al calar del sole si può ritornare al paese ripercorrendo l’Acquedotto o seguendo la provinciale Coreggia-San Marco
che attraversa una zona non priva anch’essa di una certa suggestione e rimasta, nonostante il serpeggiante nastro di asfalto, abbastanza incontaminata.
In bici o in Mountain bike si può programmare una simpatica giornata con colazione a sacco attraverso le popolose CONTRADE ad est di Locorotondo. I percorsi privilegiati sono due:
1) ACCHINO-SERRALTA- LAMIE OLIMPIE – SERAFINO – TUMBINNO – ZUZU’
2) CARAMIA-TRITO-SERAFINO-TUMBINNO-ZUZU’ e vic
1° Percorso
La strada comunale che parte da ACCHINO, contrada ormai divenuta parte integrante del paese, passa attraverso una popolatissima campagna punteggata di trulli, lamie e moderne costruzioni che compensano la loro scarsa uniformità alla tradizionale architettura circostante, con una rigorosa perfezione del prospetto sempre ben curato e abbellito da fiori ed alberi sempreverdi.
Ad un tre chilometri circa dal paese si devia a destra per SERRALTA. Da 406 metri sul livello del mare lo sguardo corre tutt’intorno ad uno stupendo panorama; ma Serralta è soprattutto un’aria salubre e frizzante come da nessun’altra parte. Curiosa è la costruzione, forse secentesca,. a cummerse. Sarà stata, forse, una caserma veneziana, come potrebbe testimoniare il balconcino nello stile della Serenissima e la posizione strategica, non lontana dal posto di ristoro di San Marco, dalla Cavallerizza, masseria adibita all’allevamento di cavalli veneziani e da Monopoli, ragguardevole porto commerciale in mano a Venezia.
LAMIE OLIMPIE : Il nome della contrada richiama certamente tempi molto lontani. La leggenda narra di una statua gigantesca posta sull’alto di questa collina dedicata a Giove Olimpo e se anche la storia della contrada non fosse così antica , le Lamie hanno sempre rappresentato un riferimento domenicale e festivo per la gente del posto, ma anche per i numerosi villeggianti che popolano la zona
nei mesi estivi.
Il tempo di un panino e poi si prosegue per SERAFINO e TUMBINNO, lì dove la Murgia degrada verso gli uliveti della piana di Fasano per poi divenire azzurro mare Adriatico.
Nei giorni limpidi di tramontana o di levante lo sguardo può spaziare da Ostuni ad Est , a Monopoli passando per Torre canne che si riconosce dallo svettante faro, da Savelletri e dal Capitolo. Superbo lo spettacolo della pianura in cui il verde degli ulivi e dei carrubi è punteggiato dal bianco delle masserie, dei trulli, delle abitazioni nuove che finiscono con l’addensarsi nei piccoli e grandi nuclei abitati di Pezze di Greco, Montalbano e Fasano. avamposto fra la provincia di Bari di cui fa parte Locorotondo e quella di Brindisi che si chiude con Fasano.
A metà crinale, circondati dalla macchia mediterranea tipica della zona, si può raggiungere ZUZU’, la frazione confinante con il territorio di Brindisi e sicuramente la più
Alla stessa destinazione si può giungere partendo dalla MASSERIA CARAMIA. Un tempo la masseria era chiamata Masseria Ferragnano. Prese poi il nome di Casino Caramia dalla famiglia Caramia che, con i Basile, ne fu proprietaria per successione del proprietario originario: il benefattore Vitantonio Montanaro, artefice anche della costruzione della Chiesa Madre. Da visitare il giardino all’italiana annesso alla villa padronale, creato all’inizio dell’8OO dall’architetto Michele Campanella. Qui fanno bella mostra di sé piante ornamentali, busti e statue in pietra di temi mitici e naturalistici.
Per chi ha interessi viticoli ed enologici, la Masseria va vista come Azienda Agraria dell’Istituto Tecnico Agrario “Basile Caramia” che, nata da un lascito testamentario di Giovanni Basile-Caramia, ha formato numerosissimi tecnici agrari, evolvendosi dai tempi della sua costituzione sia in campo didattico che tecnico e imponendosi all’attenzione degli addetti al settore in campo nazionale ed internazionale.
A 3 chilometri circa dalla Masseria Caramia, inerpicandosi per una serie di ardue curve in salita si giunge nel più complesso ed organico nucleo abitativo della campagna locorotondese.
TRITO: a 361 metri sul mare, organizzata a semianello intorno ad una piccola, ma accogliente chiesetta, Trito è una delle contrade più popolose di Locorotondo. Con scuola, ufficio postale e “botteghe” alimentari è autosufficiente per chi vuole vivere in semplicità un’autentica vita di campagna.
Una discesa a 45° porta dritto alla”foggia di PASQUALONE”, un avvallamento carsico, ricoperto di fertile terra rossa che a seguito di prolungati acquazzoni può trasformarsi in un pittoresco laghetto, spettacolo inusuale per essere in terra di Puglia.
Passando da PAPARELLO (400 m. sul mare) e MARINELLO si giunge alla stessa meta del percorso precedente: SERAFINO, TUMBINNO e ZUZU’.
Una colazione a sacco nello stupendo “chiazzile” di Serafino è l’ideale per ritrovare una dimensione di vita che ormai ci appare sconosciuta. Alberi secolari riparano con le loro fronde tenaci dalla calura estiva. Su un piccolo dosso, quasi nascosta fra le abitazioni, ma conservando, pur da rudere, la sua centralità e il suo profondo significato spirituale, una cappella medioevale ci ricorda che in ogni contrada la vita, il lavoro, la giornata girava su cardini profondi e irrefutabili, dalla natura stessa preoordinati. Al lato dell’antica chiesetta la strada porta a TUMBINNO e a ZUZU’, avamposti murgiani di incontaminata bellezza, ma si può rimanere anche lì, sulla cima della collinetta di Serafino ad ammirare l’azzurro orizzonte di mare e di cielo tuffato nel verde mediterraneo…. e poi di nuovo a casa, per la stessa strada o per quella alternativa.
CROCEFISSO
FRA STORIA E PIA TRADIZIONE A SANTA MARIA DELLA CATENA
Oggi è conosciuta come Chiesa della Madonna della Catena e vive il suo momento di festa a Ottobre condiviso con i SS. Medici Cosma e Damiano, ma è un luogo di culto in cui si la
documentazione storica e la pia tradizione orale hanno lo stesso peso.
Sin dai tempi antichi si parla di Cappelle-Grotti ed in particolare di una con due altari intitolati ad una Madonna della Catena e al Crocifisso (che ha poi dato il nome alla contrada). Sin dal XVI secolo in quel luogo accorreva molta gente attirata dalla voce di miracoli e di grazie dovute ad una immagine della Madonna. Fu edificata una piccola Chiesa nel 1597 e, dopo alcuni anni, anche un conventino, un piccolo edificio, tuttora esistente, per dare ospitalità ai numerosi pellegrini. L’altare della Chiesa venne ornato per devozione da un quadro di una Madonna con al collo una catena e da voti di ogni genere. La festa della Madonna si teneva il secondo giorno dopo la Pentecoste e richiamava gente da ogni dove. Nel 1790 un giovane contadino del posto ebbe in sogno una visione e designò un luogo in vicinanza della Chiesa dove, scavando, furono rinvenute altre grotte. Come vuole la tradizione dei Santuari dedicati alla Beata Vergine, si sperò di rinvenire una qualche effigie della Madonna sui sassi delle grotte. Si rinvenne invece una fonte dalla quale scaturiva un’acqua leggerissima e limpida. Subito si diffuse la voce dell’acqua miracolosa. Questo accrebe il flusso dei pellegrini che venivano a raccogliere l’acqua miracolosa e a ringraziare la Madonna della Catena per le grazie ricevute ed a celebrarne la Festa la Domenica successiva al 16 di Agosto. La devozione e l’arrivo di forestieri si accrebbero in seguito al rinvenimento di un’ antica effige della Madonna con il Bambino in braccio e una catena in mano. Il rinvenimento fu opera di un sacerdote guidato da un’intuizione avuta mentre celebrava una Messa. L’immagine era apparsa raschiando con un coltellino la calcina e così apparvero anche le immagini di San Donato e di Sant’Antonio Abate.
La tradizionale festa divenne ancor più bella con arrivo di carrozze e cavalcature di ogni tipo. La gran processione per le vie del paese si arrcchì di musica, con l’ intervento di importanti bande musicali, fuochi artificiali, palloni aereostatici e pittoresche illuminazioni. “Tutto è grande e tutto è bello tanto da far piangere per la gran divozione” narra all’epoca il Convertini. Verso la fine del XIX secolo la Chiesa purtroppo crollò. Fu riedificata, come testimonia un’iscrizion, dalla signora Angela Sforza nel 1897.
Il nuovo Santuario consisteva di una Cappella-Grotta inferiore e in una Chiesa superiore. Nel 1914 venne rifatto anche l’altare dedicato al SS. Crocifisso nella Chiesa inferiore. Nello stesso periodo il Santuario fu arricchito delle statue dei SS. MM. Cosma e Damiano per i quali fu istituita la Fiera di Ottobre e quindi la Festa popolare.
Dalla Sacrestia della Chiesa Superiore si può ora accedere alla Chiesa Inferiore dove, accanto al recente altare del Crocifisso si può ammirare l’altro altare tardosettecentesco con una bella statua della Madonna con Bambino in pietra policroma, proveniente dalla Vecchia Chiesa Madre del ‘5OO. Molto bello è un tondo a bassorilievo, murato sulla parete esterna della porta d’ingresso e raffigurante una Madonna con Bambino.
Tutt’intorno al Santuario e alla sua mistica e trascendente atmosfera, ferve la vita della parte commerciale ed industriale di Locorotondo, concentrata soprattutto nella Cantina Sociale e Cooperativa di Locorotondo.













