ITINERARI LOCOROTONDO
di Angela CAMPANELLA
CENTRO STORICO
Il caratteristico nome del paese si riconosce anche nell’impianto del centro storico di Locorotondo, regolarmente circolare.
Fino alla metà dell’800 le strette stradine e le linde casette imbiancate a calce erano circoscritte da mura e circondavano un castello di forma quadrata con bastioni angolari quadrati. Era armato di 13 pezzi d’artiglieria ed aveva al centro una torre più alta e sicuramente più antica.
Fu abbattuto nel 1855 per dar posto alla Chiesa dell’Addolorata.La caratteristica più palese del centro storico di Locorotondo è rappresentata dai tetti a cummerse, uno strano apporto nordico ad un’architettura tipicamente mediterranea. Le stesse chiancarelle adoperate per la copertura dei trulli sono qui impiegate per le caratteristiche strutture a spiovente.
Dal recente LARGO MITRANO si accede, attraverso la PORTA NUOVA, al Centro Storico prospiciente. L’ingresso al paese era una volta detto Porta Lecce o di Santo Scianno (San Giovanni),dal nome della chiesetta dedicata al Santo, situata nel luogo detto li Tre Pozzi (attuale Piazza Mitrano).
La strada, in salita, detta appunto Via Porta Nuova e corrispondente all’antica via che divideva in due il paese, costeggia la Chiesa di San Giorgio Martire, detta La Chiesa Madre.
CHIESA MADRE Fu eretta fra il 1790 e il 1825 sulla stessa area di due precedenti chiese intitolate allo stesso santo. La prima è già menzionata in atti risalenti al 1195 , la successiva del 1500. La facciata è di gusto neocinquecentesco e porta nel timpano una raffigurazione in rilievo di San Giorgio con il drago ed ai due angoli più in basso le due statue di San Pietro e San Paolo, scolpiti da un ignoto artista locale di fine ‘700. Provenienti dallo smembramento del polittico della Pietà esistente nella vecchia Chiesa Madre, si possono osservare, sempre all’esterno, quattro statue raffiguranti Le Tre Marie e La Veronica.
L’interno è articolato su una pianta a croce greca, con una cupola centrale alta 35 metri. Un tempo l’esterno della cupola era rivestito con tegole di terracotta invetriata a più colori; fu danneggiata da un fulmine abbattutosi sulla Chiesa nel 1841 e mai più ripristinata.
Sulla sinistra si apre la Cappella del SS. Sacramento; si ammirano le due preziose coppie di lesene sulle quali sono scolpite, in 42 riquadri, scene del Vecchio e Nuovo Testamento. Queste lesene provenivano dalla precedente cappella eretta fra il 1591 ed il 1613. La curvatura dell’abside della cappella è ripresa da una grande tela raffigurante l’Ultima Cena dipinta nel 1841 dal pittore napoletano Gennaro Maldarelli. L’altare barocco con intarsi in marmi policromi fu realizzato nel 1764 nella bottega napoletana del Lamberti. L’altare maggiore in marmi policromi è opera dello scultore napoletano Fedele Caggiano del 1861. Sempre sul presbiterio , ai lati dell’altare recente, vi sono due nicchie; in una é posta una statua lignea di S. Giorgio Martire, nell’altra alcuni antichi reliquiari. Sul fondo dell’abside é posto un altro grande quadro del Maldarelli raffigurante ancora S. Giorgio.
Del 1764 è lo splendido altare del SS. Rosario; la tela centrale rappresenta la Madonna del Rosario tra Santa Caterina da Siena e San Domenico. Incastonati nel complesso intarsio marmoreo vi sono 15 ovali del 1769 opera del pittore martinese Francesco De Mauro e raffiguranti i Misteri.
VIA GARIBALDI. E’ una delle “stradelle”, così si denominano le piccole strade del centro storico di Locorotondo, più caratteristiche, più bianche e più fiorite
del paese. Scalette, balconcini fioriti, piccoli archi, persiane socchiuse e bianche tendine all’uncinetto si alternano fino al mascherone apotropaico che pretende, da due secoli e più, di scacciare gli spiriti del male dalla casa con il suo aspetto bonario, vanamente incattivito dalla risata sardonica. Il nasone ricorda il buon vino e forse lui é solo augure di buoni frutti, di prosperità e benessere. A volte le stradelle si aprono in deliziose piazzette, luoghi, un tempo, di vita comune. Ma ineguagliabile é certamente lo slargo nel quale si dilata ad un certo punto Via Garibaldi:
LARGO BELLAVISTA Un tempo il largo si chiamava “la tramontana”,perché era punto di incrocio dei venti che lì divenivano mulinelli di foglie e frammenti rossi di petali di gerani, per poi dileguarsi nell’immenso spettacolo della Valle d’Itria. Tante tavolozze di pittori noti e meno noti hanno ripreso gli splendidi colori della Valle d’Itria che lì sotto si apre. Un ventaglio di pezze verdi e marroni costellate di trulli che si stendono fra Cisternino ad est, Martina di fronte, le falde della Serra ad ovest. Proprio al di sotto della veduta panoramica, fra l’antica chiesetta di Sant’Anna e la Masseria Aprile, si stende la contrada GROFOLEO, appena lambita dalla strada provinciale per Martina Franca. E’ questa la zona archeologica di Locorotondo, attualmente l’unico sito neolitico della Valle d’Itria. Visibili i due complessi agrituristici delle masserie Grofoleo e Aprile.
Chiusa la finestra sulla Valle d’Itria , lo spiazzo si ritira in due stradelle: VIA VERDI che riporta alla Chiesa Madre e VIA APRILE, ideale continuazione di Via Garibaldi in un percorso che ci riporta indietro nel tempo, come dicono le antichissime strutture architettoniche e le scritte sulle architravi delle case. “Parva sed apta mihi J M J A.D.1777″ (Piccola ma adatta a me Gesù, Maria, Giuseppe Anno del Signore 1777), si legge sulla porta di una piccola casa. Sul numero civico 37 è incisa in grande la data “A. D. 1783″. Proseguendo su un selciato lindo come il pavimento di una casa, si giunge alla CHIESETTA DEL SOCCORSO nell’omonimo LARGO.
CAPPELLA DI SANTA MARIA DEL SOCCORSO :
Fu fatta edificare fra il 1627 e il 1632 dall’allora barone di Locorotondo Giovanni Giacomo Borrassa su lascito di un tale Borgerio, sulle rovine di una cappella medioevale. Il barone fece apporre sul portale della chiesa lo stemma di famiglia, tuttora visibile, e il figlio Giulio Cesare ne pretese il patronato, alimentando un’aspra controversia con il clero capitolare. La controversia si risolse nel 1639 con la rinuncia da parte del Barone di qualsiasi diritto sulla chiesa. Si stabili in quella circostanza che il giorno della festa sarebbe stato il 5 Agosto “quando si fa la festa della Beatissima Vergine sotto il titolo della neve”. All’interno della chiesetta vi è una grande tela, raffigurante La Vergine del Soccorso fatta eseguire dallo stesso Borrassa ed una piccola tela raffigurante San Vito.
Dal Largo Soccorso , volendo riaddentrarsi nel centro storico si può prendere la via dei rimandi rinascimentali:
VIA MORELLI
Una finestra ed un portale di genuino gusto rinascimentale risaltano sulla facciata di un palazzo signorile della prima metà del ‘500.
Ad angolo con Via Eroi di Dogali si incontra il Vecchio PALAZZO COMUNALE, ora Biblioteca Civica, sorto poco prima del ‘7OO. Quando fu edificata questa costruzione sparì l’antica Via Maggiore che tagliava a metà l’antico paese, andando rettilinea da Piazza Castello (ora Piazza Vittorio E manuele) alla Chiesa Madre. Nel 1870 l’edificio fu rifatto e fu ritoccata anche la sovrastante torretta dell’orologio.
Attaccato al Vecchio Palazzo Comunale e seminascosto è
PALAZZO MORELLI. E’ l’unico esempio di ridondante barocco del primo settecento a Locorotondo. La dimora signorile appartenne all’omonima famiglia di origine catanese che diede al paese due sindaci. Sul fastoso portale campeggiano lo stemma della famiglia e una maschera beneaugurale.
Due grandi archi, ricavati nel cuore delle abitazioni collegano Via Morelli a Via Alfieri ed a Via Guarnieri.
VIA GUARNIERI
All’uscita dall’arco di Via Morelli, la via dott. Guarnieri riporta, girando a destra, alla zona della Chiesa Madre; svoltando a sinistra, in una successione di bianco e squarci di azzurro, si giunge alla vecchia piazza Castello. Conviene seguire questo percorso anche per dare una veloce lettura alle scritte apotropaiche incise da valenti lavoratori della pietra sulle porte di alcune case. “Invidia invidenti nocet” (l’invidia nuoce agl’invidiosi) A.D.1778, si legge sull’architrave del numero civico 49. Al numero 39 c’è invece questa iscrizione: “Quod parum distat nihil distare videt A.D. 1717″ (Quando si é quasi alla fine é come se non ci fosse più niente). Dopo aver percorso Via dottor Guarnieri si sbuca in Via MONTANARO, la prima strada in cui alle abitazioni si alternano attività commerciali, un tempo anche artigianali.Via Montanaro è alle spalle della:
CHIESA DELL’ADDOLORATA. La Chiesa fu eretta nel 1855 per iniziativa di un sacerdote sull’area del vecchio Castello. Fu lo stesso sacerdote a volere l’abbattimento del castello affinché si cancellasse il ricordo delle ingiustizie e atrocità che erano state commesse ai tempi in cui Locorotondo fu sottomesso ai Caracciolo di Martina Franca. Nell’interno della Chiesa sono conservate alcune statue lignee raffiguranti l’Addolorata, la Madonna della Croce e San Gaetano provenienti dall’Addolorata vecchia che aveva sede nella strada collaterale alla Chiesa Madre. La facciata molto semplice e lineare é appena illeggiadrita da due statue di significato probabilmente profano:la sibilla Delfica e la sibilla Eritrea.
Di fronte alla Chiesa dell’Addolorata si aprono i giardini comunali, la cosidetta VILLA, intitolata , dopo la proclamazione del regno d’Italia, a Giuseppe Garibaldi.
VILLA GARIBALDI La Villa sorge sulla cima di una collina detta allora il Mondezzaio e che ai tempi del Castello era fuori le mura. Il Castello era circondato da un fosso. Qui vi era un cancello di spranghe di ferro, a cateratta, che dava l’ingresso ad una scala sotterranea che passava sotto la Collina e che serviva per salvarsi in caso di guerre civili. Ma di questo passaggio segreto si é persa la traccia. Sul Piano della Collina erbosa vi erano tre olmi. Uno, il maggiore, aveva intorno un giro di pietre su due piani, in maniera da formare due gradini e su di esso era posta una pietra a guisa di stele su cui erano riportate due date (1566 -1644). La prima era per certo la data in cui si posero i gradini intorno all’olmo che era sicuramente di ben più antico. La seconda era l’importante data di cessione di una parte del territorio che rientrava nel Regio Decreto della Dogana delle pecore e a cui era legata la storia del Santuario della Madonna della Catena. Si suppone ancora che sotto l’olmo grande, nel luglio del 1663, si firmò il biglietto della famosa sfida fra il Duca di Martina e il Duca di Noci. Il duello si concluse con la tragica morte di quest’ultimo.
Ritornando a parlare della collina, nonostante il suo nome, la stessa era detta anche collina salutifera o “qui si sana ” oltre che per la posizione preminente sulla Valle d’Itria, anche per la fresca ombra dei tre olmi.
Sotto la collina si aprivano due grotte: quella di S.Antonio dove, si diceva, fosse l’antro della sibilla Eritrea e quella di santa Caterina, che serviva per gli eremiti o per coloro che volessero fare vita ascetica. Di fronte all’altura su cui sorse Locorotondo, un’altra collina racconta la sua leggenda. Si racconta che Periandro, capo dei Locresi , coloni greci dai quali il paese avrebbe preso il nome, volle adornare la collina, come in uso nelle città greche, con una statua colossale dedicata al dio Serapide dal quale la COLLINA, ora detta SERRA, avrebbe preso il nome. Dopo essersi ritemprati all’ombra dei pini e dei lecci della VILLA e dopo aver goduto della splendida vista panoramica, si può rientrare nel centro storico attraverso la piazzetta Vittorio EmanueleII (già Piazza Castello) attraverso PORTA NAPOLI, il secondo ingresso storico al paese.
PIAZZA VITTORIO EMANUELE
E’ un grazioso salotto in cui si alternano e si sovrappongono particolari architettonici e espressioni artigianali diverse sulle facciate dei palazzi e dei negozi, quest’ultimi ancora di stampo ottocentesco. Bellisima la sovrapposizione dei piani delle cummerse che si affacciano sulla piazza e, quasi come un trompe-l’oeil, l’arco che porta alla modesta, ma elegante “nchiostra”. L’atmosfera rimane la stessa proseguendo per VIA ANTONIO BRUNO, insigne medico e filosofo locorotondese del tardo Rinascimento e VIA EROI DI DOGALI che costeggia il Municipio Vecchio, ora Biblioteca Comunale, intitolata anch’essa ad Antonio Bruno.
Prima di giungere alla PIAZZA RODIO, antistante la Chiesa Madre, si può allungare il giro del centro storico di Locorotondo, immettendosi nella VIA G. OLIVA e soffermandosi davanti ad una chiesetta stretta fra le candide abitazioni:
CHIESETTA DI SAN NICOLA: fu edificata fra il 1642 ed il 1666 su committenza della famiglia Aprile, da maestranze martinesi e per questo molto simile, per quanto riguarda la ricca decorazione pittorica interna, alle chiese rurali sparse nell’agro di Martina.
0riginale è il tetto della chiesa che, pur coprendo un’unico ambiente, è composto dalla combinazione di una volta a botte e di una cupoletta retrostante, entrambe rivestite all’esterno dalle consuete chiancarelle calcaree
L’interno è ricco di decorazioni pittoriche databili in parte al periodo immediatamente successivo all’edificazione e in parte (pennacchi, cupola e quadro dell’altare) tra fine ‘700 e inizi ‘800. Nella parte ricoperta dalla volta a botte si trovano dieci riquadri riproducenti la vita ed i miracoli del santo di Mira e, al di sopra di questi due, file di angeli musicanti. Nella parte ricoperta dalla cupoletta si notano, sui quattro triangoli che sostengono la volta, i Quattro Evangelisti Nei quattro scomparti superiori vi sono scene di vita eremitica e, nella cupola, un Cristo Pantocratore, attorniato da una serie festosa di cherubini. Nel riquadro dell’unico altare sono raffigurati san Nicola e sant’Antonio da Padova in adorazione del SS. Sacramento. Nella chiesa è conservato un Crocifisso in pietra molto più antico della chiesa stessa che, si dice, sia stato ritrovato in una grotta detta della Catinella, a mezzo miglio dall’abitato, dove viveva un santo eremita. Svoltando a destra per Via Dottor Guarnieri si sbuca in VIA GIANNONE per dare un’occhiata a VIA ADDOLORATA VECCHIA e VIA CAMERETTE, alle spalle della Chiesa Madre. E’ una zona fuori dal tempo che induce alla riflessione; non sfuggono particolari che rimandano ad un periodo storico e religioso di grandi contraddizioni. Via Giannone era un tempo la strada dell’hospitale. In essa fu eretta nel 1633 la Chiesa e oratorio della Santissima Annunziata, con due ordini di sale per le riunioni delle Congregazioni maschili e di quelle femminili. L’oratorio fu abbattuto durante la costruzione dell’attuale Chiesa Madre e al suo posto sorse una nuova chiesa sotto il titolo di CHIESA DELL’ANNUNZIATA. Da Via Giannone una bella scalinata ricca di fiori porta a VIA CAVOUR. Girando a destra, ai piedi della scalinata, ci si imbatte in una secolare chiesetta, un tempo”fuori le mura”:
CHIESA di SANTA MARIA della GRECA Dimenticando i simboli sacri che svettano sul frontone della facciata, quando si entra nella navata centrale, si ha quasi l’impressione di entrare in un tempio pagano. Sarà perché si é colpiti subito dalla serie di pilatri in pietra e da tanta pietra nuda che emerge da ogni angolo, ci si aspetta di imbattersi in un’ara per i sacrifici, invece che in uno stupendo altare ornato di santi e di una sorridente Madonna delle Rose.I pilastri polistili, ognuno a fascio di tre semicolonne sbalzate in altezza, separano la navata centrale dalle due laterali. I capitelli sono ricchi di figure di animali, piante,angioletti e sirene, cornucopie e uccelli dal volto antropomorfo. La chiesa, quattrocentesca, è sorta su un antico nucleo risalente con ogni probabilità agli albori dell’anno 1000 come dimostra il frammento di un antichissimo affresco conservato su un tratto murario della navata centrale, raffigurante la Madonna dell’Odegitria. La Madonna, di culto bizantino legato all’acqua e alla pioggia, avrebbe dato il nome alla Valle d’Itria. In un vano, un tempo adibito a coro, a destra dell’altare centrale, si può ammirare un prezioso bassorilievo raffigurante la Deposizione nel Sepolcro composto fra quattro colonnine riccamente ornate da tralci di vite in rilievo.
Sul fondo della navata sinistra un maestoso gruppo scultoreo rappresenta San Giorgio che uccide il drago. L’altare sottostante denota chiare forme barocche. Accanto all’altare vi è una statua litea che rappresenterebbe Pirro del Balzo Orsini, probabile committente nel 148O della chiesa stessa. Uno stemma della casata dei Borrassa potrebbe far pensare, invece, ad un rappresentante di questa famiglia che governò Locorotondo nel ‘500.
Rinvenienti da un ciborio in pietra eretto nel ‘500, intorno all’affresco della Madonna con Bambino, sono i nove riquadri a bassorilievo collocati all’ingresso della Chiesa.
Chi arriva a Locorotondo nei pressi di PIAZZA MARCONI, che un tempo fu la piazza delle “taverne”, posti di ristoro per viandanti e per le loro cavalcature, si trova nel punto di convergenza delle tre province (Bari, Brindisi e Taranto) ed alle” pendici” dello Stradone, il corso principale (CORSO XX SETTEMBREche raccorda la parte nuova del paese con il suo centro storico.
Val la pena, prima di affrontare l’impervia salita, fermarsi alla CHIESETTA DELL’OSPEDALE.
CHIESETTA DELL’OSPEDALE. Fu edificata nel corso del ‘500 sotto il titolo di Santa Maria dei Martiri.
Le sue volte a crociera dal profilo ogivale molto pronunciato ed il frammento di affresco conservato nell’abside, fanno pensare, però, ad una chiesetta medioevale. Anche le decorazioni dei pilastri richiamano edifici religiosi romanici e preromanici. A circa metà strada si incontra, per una sosta durante la salita , la Piazza del Municipio, con panchine ed alberelli.
Dopo la fermata si può scegliere fra due possibilità. La prima porta a proseguire direttamente verso la Villa Comunale e il Centro Storico , con una piccola tappa alla
CHIESETTA DELLO SPIRITO SANTO: fu eretta, come si legge sotto la lunetta del portale d’ingresso, nel 1683, ad opera dell’allora arciprete don Giuseppe Antonio Nardelli e conserva una tela tardosecentesca raffigurante la Discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.
Il percorso alternativo parte da VIA BONIFACIO, la strada dell’antico omonimo pozzo. Scavato nella dura roccia, a forma di campana era “della profondità di palmi 49 napolitane e di diametro nel fondo, di 49 palmi ed in cima di 6″. Così dicono le antiche carte per dare come dimensioni6 metri di diametro alla cima, 12 metri di diametro al fondo per una profondità di circa 12 metri. Era l’unico pozzo a cui attingeva il paese e li vicino erano sorte alcune abitazioni a cummerse, le uniche fuori dalla cinta muraria e tuttora ben conservate. Percorrendo un piccolo tratto della VIA CAVOUR si giunge al Largo San Rocco, dominato dall’omonima chiesa:
CHIESA DI SAN ROCCO:l’edificio fu eretto nei primi anni del ‘800 su disegno ispirato alla Rotonda di Roma (il Pantheon), sullo stesso luogo in cui sorgeva un precedente tempio dedicato sempre a S. Rocco, sorto probabilmente intorno al 1690, quando la peste che aveva colpito Fasano lasciò indenne il territorio di Locorotondo, su intervento miracoloso del Santo di Montpellier. Pregevoli esempi di arte locale della fine del ‘700 sono la tela di Sant’Irene e la statua del Santo. In fondo a Via Cavour si intravede la Chiesa della Madonna della Greca punto di partenza per la visita del centro storico.
UNA PASSEGGIATA “FUORI PORTA”
Dopo aver simpaticamente gustato, girando per le stradelle, la luminosa atmosfera del paese, bello sarebbe affrontare qualche percorso alternativo fuori porta.
Il più spedito è rappresentato dalla discesa da VIA NARDELLI, il cosiddetto LUNGOMARE, verso Grofoleo, il mare della storia di Locorotondo. Si scende o da SANT’ANNA o dalla scarpata sistemata a terrazzi.
CHIESETTA DI SANT’ANNA di Renna. Cosiddetta dal nome della famiglia Renna che la fece erigere probabilmente alla fine del ‘600. Ricalca lo stile e la struttura architettonica delle altre chiese rurali coeve ed è lì, ai piedi di un’antica scalinata, a testimoniare nei secoli l’incrollabilità della semplice e autentica religiosità popolare.
La stessa che accompagna la spiritualità essenziale e sincera delle EDICOLE e delle CHIESE RURALI sparse nelle contrade locorotondesi.
LE EDICOLE DI CAMPAGNA: sono tante e ognuna, nella sua semplicità, è peculiare; ha una sua identità, che la fa unica.
Edicola sta per aedicula , in latino diminutivo di aedes, tempìo. Sono infatti dei piccoli tempietti che racchiudono, come nell’antica Roma, una statua, un quadro, un effigie. Ma non si tratta di dei bellici, vendicativi e assetati di sacrifici, ma di tenere e delicate effigi di Madonne, semplici santi, a volte dimenticati anche dai calendari ufficiali. Se
sono lì, nel loro tempietto di pietra contadina, è perchè hanno protetto e proteggono, più che le persone, i campi, il bestiame e i frutti della terra che assicureranno prosperità, benessere e un sistemato succedersi dei corsi della natura. Ci si imbatte nelle edicole percorrendo la strada per Sant’Elia, per San Marco, per le Lamie, per Trito, per Tagaro. Sono forse dei segnali messi a mostrare un percorso che porta alle chiese rurali, vecchie e nuove, da visitare comunque, per vivere un attimo di meditazione e di raccoglimento con se stessi e con il soprannaturale.
SANT’ELIA . Nell’antica strada che nel ‘5OO da Locorotondo portava a Castellana, a poca distanza dallo storico pozzo di Calascione, vi era una chiesetta intitolata a Sant’Elia, che col tempo andò distrutta, ma che diede il nome alla contrada. Successivamente, a quasi mezzo chilometro da quella vecchia, nella stessa contrada, gli abitanti e devoti di Sant’Elia eressero un’altra chiesetta. Ora è lì, aperta al culto, semplice, ma splendente, tenuta in ordine e pulita come e più di un’abitazione, sulla strada per San Marco.
SAN MARCO La chiesa, ora appartenente alla diocesi di Ostuni, la stessa di Locorotondo, fu, fino agli inizi del secolo scorso, appartenente alla curia vescovile di Monopoli. La chiesa sorse infatti nell’allora feudo di San Giovanni delle Fosse, possedimento della Mensa Vescovile di Monopoli, contrastato dai Cavalieri Gerosolimitani di Santo Stefano, sotto il nome di Santa Maria di Cignano .
In un documento del gennaio 1732, però, la chiesa era già detta Chiesa di San Marco, nome conferitole dai Veneziani.
Questi, si ritiene, divenuti il 29 giugno del 1495 padroni di MOnopoli, si spostarono successivamente sulle colline circostanti e fecero di queste terre un punto di riferimento e di passaggio, edificando, in quel luogo, una stazione di posta , un pozzo ed una chiesa. Intorno a questi sorse poi un villaggio e quindi una contrada che è oggi sicuramente una delle più popolate, più suggestive, più organizzate delle campagne locorotondesi. Il pozzo, nel cui interno una lapide del 1557, porta le insegne di mons. O. Preconio, vescovo di Monopoli, è ancora visibile all’ingresso del grande piazzale antistante la vecchia chiesa. Questa, che porta i segni dei vari rimaneggiamenti ai quali è stata sottoposta nel corso dei secoli , conserva i caratteri tipici delle chiese minori sia urbane che rurali: facciata a capanna con campanile a vela, tetto ricoperto da chiancarelle, muri imbiancati a calce. Richiami alle caratteristiche costruzioni rurali della Valle d’Itria, vi sono anche nell’imponente Chiesa nuova di San Marco edificata nel 1973 su progetto dell’architetto romano Mario Berucci.

Proloco-Locorotondo su Facebook












