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Storia dei Trulli

Questo tipo di costruzione è senza dubbio l’elemento paesaggistico più caratterizzante della Puglia centrale e, in particolare, della Valle d’Itria. Al visitatore la sua forma potrebbe apparire certamente bizzarra ed in qualcuno evocare addirittura paesaggi fiabeschi.
D’altro canto, invece, il trullo, fin dal secolo scorso, ha suscitato grande interesse scientifico in viaggiatori e studiosi stranieri (Bertaux, Lenormant, Wilstach, Rohlfs ecc.) che ne hanno analizzato i caratteri costruttivi, distributivi e naturalmente etnici, non potendo essere, tale costruzione, considerata fuori dal suo contesto socio-economico.
Nel 1908 il geografo pugliese Carlo Maranelli, in una sua pubblicazione,
introduce per la prima volta la definizione di Murgia dei Trulli
a tutta l’area gravitante attorno alla Valle d’Itria. Bisogna
rilevare, inoltre, che l’uso della parola trullo per queste costruzioni
è piuttosto recente e sicuramente di derivazione dotta,
visto che manca nel comune parlare dei contadini o nelle vecchie
carte. Esso più propriamente è indicato con il nome
generico di casedda; e non è superfluo ricordare che simili
costruzioni in Liguria ed in Istria prendo no il nome di cazelle
e casite rispettivamente. La tecnica costruttiva del trullo, è,
senza dubbio un ottimo esempio di utilizzo da parte dell’uomo
dei materiali che una data area offre. Esso è interamente
costruito in pietra; anche la calce che lo imbianca è ricavata
dalla cottura di calcari.
In figura è schematizzata la struttura di un trullo: le
murature di piedritto (muredda) vengono innalzate direttamente
sulla nuda roccia e si elevano al di sopra della quota di pavimento
per circa due metri. La caratteristica più evidente delle
murature è il forte spessore, che varia da 1-1,5 metri
fino a 2-2,5 metri. Su questa è impostata la struttura
conica del trullo vero e proprio. Questa è ottenuta dalla
sovrapposizione di corsi anulari restringentesi verso l’alto;
ciascun anello è formato da conci in pietra appositamente
tagliati, con la faccia obliqua ed il piano di posa rivolti verso
l’interno. L’innalzamento di una siffatta struttura, completamente
a secco, non richiede l’ausilio di alcun sostegno temporaneo (centina)
e, pertanto, non ha chiave di volta al suo apice come erroneamente
si crede. Completata la struttura autoportante si procede al suo
rivestimento con lastre calcaree (chiancarelle); man mano che
si dispone un anello di lastre si riempie l’intercapedine con
materiale minuto (gli scarti della lavorazione), così che
alla fine la copertura risulta composta di tre strati distinti.
Anche se la consuetudine di costruire trulli si è conservata,
materiali ed alcune modalità costruttive sono purtroppo
cambiate; ai conci di pietra calcarea si sostituiscono spessissimo
quelli di tufo, più veloci da preparare e da collocare;
alle chianchiarelle spaccate a mano, per il manto di copertura,
si preferiscono le lastre segate in cava tutto dello stesso spessore.

Dal punto di vista distributivo
il trullo presenta un’organizzazione degli spazi attorno ad un
grande ambiente centrale sul quale si apre la porta d’ingresso
che nella grandissima maggioranza dei casi è unica. Gli
ambienti secondari sono a seconda dei casi dei vani ben distinti,
oppure delle alcove separate solo da un arco. L’ambiente che ospita
il focolare (nelle abitazioni più grandi ve ne può
essere più di uno) è molto aperto o ha aperture
su più lati per una più efficace diffusione del
calore; esso svolge anche le funzioni di cucina e spesso presenta
in un angolo il posto per un letto. La dispensa dei trulli è
costituita dal cosidetto orije (dal latino horreum: granaio, magazzino),
un tavolato montato su due o tre travi incastrate tra le pietre
del cono a cui si accede attraverso una botola, tramite una scala
a pioli. In genere esso è ricavato nel trullo centrale
più grande. I contadini vi conservano le loro provviste
di fichi secchi, grano od altri cereali.
Le finestre sono piccole, scarse e non tutti gli ambienti ne sono
dotati. Nelle aggregazioni più complesse i vani destinati
alla residenza vera e propria sono accompagnati da altri trulli
adibiti a palmento (destinato alla lavorazione dell’uva da vino)
a forno, a stalle e a pagliai. Quest’ultimi sono esternamente
riconoscibili dalla presenza di una sorta di scaletta ricavata
nel manto di copertura del cono che di conseguenza appare mozzo
e scoperchiabile per potervi infilare dalla alto paglia e foraggio.
Il trullo in definitiva può essere monocellulare ed isolato
con ovvie funzioni di deposito o ricovero nei campi. Può
avere in questo caso pianta quadrata o circolare come negli esempi
più antichi dove la volta conica si origina dal suolo.
Con la successiva evoluzione verso la pianta quadrata si è
potuto sostituire un lato in muratura piena con un arco il che
ha permesso l’accorpamento con un altro trullo dando così
avvio alla gemmazione di ambienti intorno alla cellula centrale.
Anche esternamente la forma del trullo si è venuta evolvendo
dai tipi più bassi, dalle massicce murature e da una plamimetria
mistilinea a quelli recenti in cui gli ambienti vengono contenuti
in una pianta rettangolare, i coni sono impostati più in
alto e sul fronte viene innalzata una facciata ove simmetricamente
si aprono l’ingresso e due grandi finestre.
Quest’ultimo stadio, detto comunemente casino o casina mantiene
ancora i caratteri di abitazione permanente.

Un altro aspetto non secondario
che qualifica il trul!o è rappresentato dalla sua funzione
termoregolatrice del microclima interno al variare del clima esterno.
L’elevato spessore delle sue murature assicura una attenuazione
delle escursioni termiche giornaliere e stagionali. Se trascurato
il trullo può facilmente andare in rovina; infatti per
la natuta scistosa delle chiancarelle del manto di copertura quest’ultima
può deteriorarsi, permettere infiltrazioni d’acqua, attecchimento
di vegetazione e quindi predisporre la sottostante struttura vera
e propria all’instabilità. Poichè in passato era
sicuramente più conveniente, di fronte ad un trullo in
rovina, rifarlo da capo che restaurarlo, ecco che oggi noi abbiamo
un patrimonio costruito, vecchio di due o tre secoli.
Questo non significa che la tecnica costruttiva a trullo nella
zona sia recente, anzi è piuttosto radicata da parecchio
tempo. Basta osservare una serie di cupole e di campanili appartenenti
a chiese risalenti anche al IX-X secolo, ed erette esattamente
come il cono di un trullo.
I segni che sovente si vedono dipinti a calce sui coni dei trulli
sono stati identificati con una serie di simboli antichissimi
risalenti a culti solari, pagani o comunque del repertorio ebraico
e cristiano.
I loro abitanti di generazione in generazione li ripetono, spesso
con una involontaria alterazione della grafia originaria, e attribuiscono
loro significati augurali legati al Cristianesimo.

(Testo e disegni tratti da: “Guida
di Locorotondo” – Ottobre 1991 )